GeoGiornalismo

Il 12 ottobre 2014 è stato un giorno importante per il Mezzogiorno e soprattutto per il giornalismo italiano. Per la prima volta, dopo alcuni decenni, si è dato vita ad un dibattito franco e aperto sull’informazione turistica, per rilanciare il nesso sempre più evidente e ingiustificatamente negletto tra il racconto dei territori e le ipotesi di sviluppo praticabile. Allo stesso tempo si è lanciata una nuova proposta metodologica: il GeoGiornalismo.


L’universo nel quale agisce il giornalista è la “cultura della notizia”, sostiene Cavallari, qualcosa che «non è letteratura, arte, religione, musica, scienza, interpretazione e rappresentazione del mondo, ma specifica informazione relativa al mondo, alla sua geografia, alla sua letteratura, alle sue religioni, alle sue scienze,alle sue guerre, alle sue culture».
La relatività e l’osservazione multi-prospettica, a diverse scale di osservazione, sono proprietà intrinseche al carattere della notizia giornalistica, al punto che di uno stesso avvenimento possono esser date versioni diverse, legittimamente diverse. Entra in gioco proprio a partire da questa possibilità il ruolo del giornalista quale professionista in possesso di uno specifico e variegato know how, capace così di “leggere” gli eventi, interpretarli alla luce di un contesto e produrre una notizia.

Comunicazione
ma all’altezza
del nostro tempo

Nessun avvenimento è quindi a priori una notizia, ma lo può diventare nel momento in cui se ne riconosca l’interesse per il pubblico dei lettori. La trasformazione di un semplice avvenimento in notizia è quindi la relazione con un pubblico; a stabilire poi quale sia (e di quale intensità) tale relazione è la comunità dei giornalisti: questi ultimi registrano i fatti, ne chiariscono la natura, valutano la loro importanza, stabiliscono la gerarchia con cui devono essere comunicati (Papuzzi, 2001).
La notizia, pertanto, è il rapporto su un avvenimento destinato a un pubblico (Weiss).
Il bagaglio di un giornalista, al cospetto della complessità dei tempi attuali, deve essere quindi fondato sulla capacità di riassumere gli eventi in un quadro sintetico ma esaustivo delle dinamiche e dei processi che li producono, comprendendo il “sistema” di cui sono parte, con i suoi punti di forza e le sue storture. Un giornalista all’altezza dei tempi attuali non deve dunque fornire interpretazioni astratte o mediate della realtà, ma osservarla con i propri occhi, trasferendone le singole manifestazioni all’interno di un quadro interpretativo olistico e sintetico.

continua

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